31
Mar
2009
Le piccole Dresda! PDF Stampa E-mail

IL GRANDE SILENZIO SULLE “PICCOLE DRESDA” ITALIANE
Gli storici hanno volutamente trascurato i bombardamenti alleati sulla popolazione civile

Perchè Roberto Rossellini girò, nel 1947, il film “Germania anno zero” e non “Italia anno zero”?
Perché per oltre mezzo secolo abbiamo creduto che la bomba esplosa nella chiesa di S. Miniato fosse stata lanciata dai nazisti e non dagli americani come hanno dimostrato le ricerche più recenti? Perché abbiamo dovuto attendere l’inizio del nuovo millennio per sapere che le truppe americane commisero in Sicilia molti eccidi, come quello del 14 luglio1943, quando un’intera guarnigione italiana, arresasi il giorno prima, fu passata per le armi? In un breve e denso seggio, intitolato “Le piccole Dresda d’Italia”, lo storico Sergio Bertelli si chiede perché un intero capitolo della seconda guerra mondiale sia stato dimenticato dalla nostra storiografia. Una rimozione, secondo lo studioso, all’origine di un altro fenomeno: la natura solamente ideologica dell’antiamericanismo italiano. L’antiamericanismo avrebbe potuto avere basi ben più concrete se solo la nostra storiografia avesse riportato le atrocità commesse dagli americani e dai loro alleati in Italia tra il 43 e il 45 e le sofferenze delle popolazioni civili sotto i bombardamenti e avesse sottolineato l’inutilità militare (e la conseguente natura puramente terroristica) della maggior parte degli attacchi aerei da noi subiti.
Durante tutto il corso della guerra l’Italia fu sottoposta a un martellamento aereo che non aveva scopi militari, bensì aveva lo scopo di fiaccare il morale della popolazione civile e spargere il terrore come politica. Una vera e propria guerra sanguinosissima guerra psicologica!
L’elenco è lunghissimo; citiamo solo alcuni episodi: la distruzione dell’abbazie di Montecassino (che a trovato gli storici americani più disposti a raccontarne di quelli italiani), la bomba americana che colpì San Miniato al Tedesco (che da allora perse questo riferimento al Sacro Romano Impero); limitandosi alla terribile estate 1943, quale utilità strategica e militare avranno mai avuto le bombe sganciate in agosto su Milano, in due ondate successive, le notti tra il 7 e l’8 e tra il 12 e il 13?
“Quel che più stupisce -dice Bertelli- è la totale assenza di ordini agli aviatori del Bomber Command per risparmiare la popolazione e i monumenti artistici: furono colpiti il Duomo, l?ospedale Maggiore, il Castello Sforzesco, la Basilica di S. Ambrogio, il Palazzo Reale, l’Archivio di Stato, rasi al suolo la Scala., il Teatro dei Filodrammatici, il Teatro Dal Verme, il Teatro Verdi, i grandi magazzini Rinascente”. Questi attacchi fanno il paio coi raid su Roma del 19 luglio1943, quando la deposizione di Mussolini era già stata decisa e che fecero in poche ore 6000 vittime civili (furono bombardati quartieri popolari densissimamente popolati come San Lorenzo, San Giovanni e il Tiburtino).
Ma gli episodi più inutili e più atroci avvennero dopo l’8 settembre 1943: il 7 aprile 1944 Treviso fu distrutta. Il 20 novembre, durante un bombardamento su Milano, fu rasa al suolo la scuola “Francesco Crispi”, nel rione di Gorla: morirono 184 bambini e 19 maestri.
Bertelli scrive:”…a Norimberga, al processo dei criminali di guerra, mancavano certamente alcune sedie…”. Lo studioso si riferisce al famoso generale israelita inglese “Bomber” Harris, capo del Bomber Command, che aveva elaborato questa atroce tattica: bombardamento sulle popolazioni civili a tre ondate successive; alle bombe dirompenti seguivano gli spezzoni incendiari e, nel terzo passaggio, bombe a scoppio ritardato di 6-12 ore per non lasciare scampo ai sopravvissuti che si aggiravano tra le macerie dopo essere usciti dai rifugi antiaerei.
La ragione del lungo silenzio dei nostri storici è da ricercarsi nell’enfatizzzazione retorica della resistenza, alleata dei bombardatori, importante in questo senso il ruolo dello “storico” itali-anglo-israelita Paul Ginsborg, mentore dei girotondini e dei Pancho Pardi della sinistra radicale scick e filo-sionista.